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Messaggioda MarioBros » 18/02/2010, 13:12

BARBAROSSA

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Genere: Storico
Titolo originale: Barbarossa
Nazione: Italia
Anno produzione: 2009
Durata: 139'
Regia: Renzo Martinelli
Cast: Rutger Hauer, Raz Degan, Kasia Smutniak, Cécile Cassel, F. Murray Abraham, Federica Martinelli, Hristo Shopov, Antonio Cupo, Elena Bouryka
Produzione: Martinelli Film Company Int.
Distribuzione: 01 Distribution
Sceneggiatura: Renzo Martinelli, Giorgio Schottler, Anna Samueli

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ATTENZIONE :





Un film “lumbard”
Se vi aspettate di trovare fra queste righe l’ennesimo campione dell’assalto a baionette innestate di Barbarossa, potete tranquillamente cambiare letture.
Arriva nelle sale il film di Martinelli, che ha goduto del pessimo lancio - presso una critica che non ci sembra di esagerare se ci arrischiamo a definirla conformista - dell’esaltazione leghista per il primo film che in qualche modo celebra l’arraffazzonata mitologia lumbard.
Ma c’è anche dell’altro, in un film che, a voler usare un criterio pagellistico, non arriva di certo alla sufficienza, ma non raschia nemmeno il barile dell’1 o 2 al quale l’hanno relegato in tanti. La Lega Lombarda (quella che nel XII secolo si battè contro Federico di Hohenstaufen, ovviamente, non le camicie verdi di lotta e di governo), le riunioni nel monastero di Pontida, la retorica dell’unione dei popoli del nord, i mitici carrocci che furono decisivi nella battaglia di Legnano a respingere il Barbarossa conquistatore. Ma soprattutto quell’Alberto da Giussano che campeggia sui simboli della Lega Nord e che fu animatore della Compagnia della Morte, movimento popolare sotto la cui spinta i comuni lombardi si riunirono per respingere gli invasori.

Il troppo stroppia
Martinelli spende male i suoi 30 milioni di dollari di budget (almeno a stare alle cifre ufficiali) operando una digitalizzazione soprattutto nelle scene d’insieme che non sempre è efficace e fluida. Così come la ricostruzione degli interni stona rispetto a una paesaggistica ben curata, restituendo una sensazione che si avvicina più alla scarna asciuttezza dei vecchi peplum che non alla minuziosa ricostruzione storica che ci si era prefissi di raggiungere.
Il registro ricercato è quello dell’epicità, e spesso l’obiettivo viene centrato, ma gli schemi usati per creare il climax alla lunga risultano ripetitivi, andando a smorzare un primo impatto tutto sommato positivo. Gli escamotage sono poi antichi, segnano il passo: il ralenty è largamente abusato, arrivando perfino a scadere nel fermo immagine e in soluzioni grottesche quali quelle utilizzate nella battaglia finale.
Anche la direzione degli attori, viziata da un doppiaggio non felicissimo, appare incerta.
Il tentativo non è comunque da cestinare a priori, e pur non riuscendo nel suo intento, segna una strada che, se percorsa con meno ambizione e più accortezza, non sarebbe male veder percorrere in futuro dal cinema italiano.
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