JCVD - NESSUNA GIUSTIZIA Megavideo Streaming Rapidshare Mega

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Messaggioda MarioBros » 30/12/2009, 15:40

JCVD - NESSUNA GIUSTIZIA

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Genere: Azione
Titolo originale: JCVD
Nazione: Francia, Belgio, Lussemburgo
Anno produzione: 2008
Durata: 93'
Regia: Mabrouk El Mechri
Cast: Jean Claude Van Damme, Francois Damiens, Zinedine Soualem, Karim Belkhadra, Jean Francois Wolff
Produzione: Samsa Film,Gaumont
Distribuzione: Dall'Angelo Pictures
Sceneggiatura: Mabrouk El Mechri, Frédéric Benudis

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ATTENZIONE :





L’ultima sfida di Jean-Claude Van Damme
La vita dell’attore belga sembra giunta a un momento cruciale. Affogato nella droga e in una serie di matrimoni falliti, con la perdita dell’affidamento di sua figlia, Jean-Claude decide di tornare per qualche tempo nella sua città d’origine. Ma dopo essere entrato in un ufficio postale per ritirare del denaro, rimane casualmente coinvolto in una rapina dove accade di tutto. La gente asserragliata fuori inneggia al nome della star, la polizia lo crede colpevole perché i rapinatori sfruttano la sua fama, ma in questo vortice emozionale Van Damme dovrà affrontare un’ultima sfida: quella con se stesso.

Oltre la realtà e la finzione
Scrutando il titolo del film nel cartellone, non ci vuole molto a capire che l’acronimo JCVD ha a che fare con le iniziali del nome e del cognome di Jean-Claude Van Damme, ma una volta seduti in poltrona e spente le luci della sala non possiamo veramente renderci conto di quello che ci aspetta. JCVD di Mabrouk El Machri è infatti uno splendido concentrato di trovate geniali, situazioni insolite, battute autoironiche e citazioni cinematografiche (omaggio diretto a Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet). Il tutto ha inizio prima ancora che scorrano le immagini sullo schermo, con lo sberleffo del logo della casa di produzione francese Gaumont, seguito dalle battute sull’eterno nemico di Van Damme, Steven Segal, e sul regista John Woo, portato a Hollywood proprio dall’attore belga, senza il quale “starebbe ancora a riprendere piccioni a Hong Kong” ma “almeno lui ha fatto Face Off”.
Il film è stato presentato l’anno scorso al Festival Internazionale di Roma, nella sezione L’altro cinema, distinguendosi da subito per l’originalità, la maestria tecnica e la grande interpretazione di Jean-Claude Van Damme, la star incontrastata dell’action movie anni ’80 -’90. A dispetto di tutti coloro che lo considerano solo un inespressivo fascio di muscoli e doti atletiche, l’attore ci regala un’interpretazione unica, molto convincente, in quella che certamente rimarrà la sua esperienza cinematografica più importante. La realtà della vita privata si mescola con la realtà del cinico mondo di Hollywood: la formula scelta è quella ironica, quasi grottesca, dove Jean-Claude, nato in un piccolo paesino del Belgio, si ritrova dapprima in uno di quei set che l’hanno visto protagonista tante volte, e in cui mette in mostra le sue formidabili capacità da karateka; poi lo seguiamo nel pieno svolgimento della sua causa di divorzio, con le beghe legali in materia di alimenti e di affidamento; e infine lo vediamo catapultato all’interno dell’inverosimile rapina in banca, di cui tutti lo credono responsabile. Ma il film va oltre un semplice rispecchiamento tra la realtà e la finzione e si propone di scavare più a fondo nell’animo del personaggio, mostrandoci il suo lato umano. In una sequenza dialogico-riflessiva di rara maestria Van Damme si mette a nudo, parlando del suo passato, dei suoi trascorsi con la droga e di tutto ciò che sta dietro la sua immagine di star. L’attore guarda in macchina ed è come se si rivolgesse a noi spettatori per raccontarci qualcosa di intimo, personale, autentico. Il regista è abile a orchestrare la sequenza, che sembra come sganciata dal contesto diegetico - e quindi dal film - grazie a un vero e proprio coup de théâtre, una soluzione originale dove possiamo notare la costruzione della finzione del set, con i cavi e le luci bene in vista. Questo lungo piano-sequenza vale da solo il prezzo del biglietto.
Mabrouk El Machri si dimostra pure capace di costruire angoli visuali diversi all’interno della narrazione, compiendo un lavoro particolare sul tempo e interrompendo il film a circa quaranta minuti dall’inizio per portarlo indietro. Il procedimento viene inserito in una struttura a capitoli ben congeniata, con un curioso look fotografico, dai colori desaturati, che è in grado di accentuare ancor di più il carattere di finzionalità della messa in scena. Un lavoro che rientra a pieno titolo nei registri espressivi del cinema postmoderno contemporaneo e a cui ci hanno abituato cineasti famosi, soprattutto americani (basta citare il Quentin Tarantino di Jackie Brown), anche se la tecnica fu concepita molti anni prima con la Rapina a mano armata del geniale Stanley Kubrick.
JVCD è insomma un film che fa della fusione dei generi e del complesso status immaginario dell’attore la sua forza. Passato a torto sotto silenzio lo scorso anno, come spesso accade per i film che invece meriterebbero più attenzione, è imperdibile per chi crede ancora nella forza del cinema innovativo e di qualità.
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