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Messaggioda MarioBros » 05/03/2010, 12:21

MINE VAGANTI

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Genere: Commedia
Titolo originale: Mine vaganti
Nazione: Italia
Anno produzione: 2010
Regia: Ferzan Ozpetek
Cast: Riccardo Scamarcio, Alessandro Preziosi, Nicole Grimaudo, Lunetta Savino, Ennio Fantastichini, Elena Sofia Ricci, Carolina Crescentini, Ilaria Occhini, Daniele Pecci, Massimiliano Gallo, Bianca Nappi, Paola Minaccioni, Matteo Taranto, Carmine Recano
Produzione: Fandango
Distribuzione: 01 Distribution, Fandango
Sceneggiatura: Ferzan Ozpetek, Ivan Cotroneo
Uscita: 12 marzo 2010

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ATTENZIONE :





Tommaso era gay
Tommaso è il rampollo di una agiata famiglia di Lecce. Il padre ha già pronto per lui un posto dirigenziale nel pastificio di famiglia, ma il ragazzo ha altre idee: vorrebbe vivere a Roma con il compagno e fare lo scrittore. A sorpresa è il fratello a fare coming out, venendo cacciato di casa. Tommaso non ha il coraggio di fare altrettanto, e comincia il lavoro; poi nella sua vita entra Alba, la socia nella ditta…

Gli amori impossibili sono quelli che non ti abbandonano mai
Come afferma Edgar Reitz, nella nostra vita ci sono due heimat, due patrie. La prima è quella della nostra infanzia, che non abbiamo scelto e a cui saremo sempre legati da un cordone ombelicale. La seconda è invece quella in cui abbiamo deciso di andare a vivere, per lavoro o per fare una famiglia. Mine vaganti si gioca sul conflitto, e la scissione, tra le due heimat di Tommaso, un riflesso di quelle del regista. Da una parte la Puglia, solare, rappresentata dal barocco leccese e dalla terra salentina; dall’altra Roma, che non si vede mai nel film, ma che è facile identificare con la Roma ostiense di tanto cinema di Ozpetek. Da una parte la famiglia naturale, tradizionale e bigotta, anche se alcuni suoi membri hanno degli “scheletri nell’armadio”; dall’altra il compagno e la sua nuova “famiglia”, rappresentata dal giro di amici gay. Da una parte la prospettiva di una vita agiata come dirigente della “fabbrichetta” di famiglia; dall’altra un’esistenza alternativa, dedicata all’arte, coltivando il sogno impossibile di fare lo scrittore. La tentazione di scegliere la prima via, quella più facile, è forte. E a questa si aggiunge una storia eterosessuale con la bellissima Alba: una liaison appena abbozzata, mai dichiarata, semplicemente giocata sugli sguardi. Sarebbe la quadratura del cerchio, perché ben vista dai genitori e priva di rischi. Tommaso però la tronca sul nascere, non per non cedere al conformismo, ma perché rappresenterebbe un’ulteriore trasgressione rispetto alla vita che ormai si è scelto. Una vita che ha a sua volta delle regole, diverse ma pur sempre regole.
Questo sviluppo è il tocco magistrale di Ozpetek, che mescola così le carte in tavola. E la tesi del film è quella, tutt’altro che scontata, che i rapporti di coppia non siano classificabili, e il solo tentativo rappresenta una gabbia. Quello tra Tommaso e Alba rimane un amore impossibile, come quelli della nonna e della zia, impediti dalle convenzioni sociali delle rispettive epoche.
Il fratello Antonio incarna la figura speculare di Tommaso: la sua aspirazione è proprio di evadere da quell’ambiente oppressivo e di trovare un nuova heimat, come ha fatto il fratello. I ruoli si scambiano proprio perché Antonio anticipa di pochi secondi il coming out di Tommaso, di fatto impedendolo.
In Mine vaganti tornano i temi cari a Ozpetek, l’amore, i ricordi, i rimpianti, la memoria, il cibo. Tutti quelli che sono gli ingredienti della vita. Come ne La finestra di fronte, il ruolo della cucina è fondamentale. Le scene importanti avvengono attorno a tavole imbandite di piatti della tradizione pugliese, che rappresentano quei momenti conviviali tipici della vita del Sud Italia. La cena di Tommaso e Alba è invece high tech, a base di invitanti tramezzini, segno dell’anticonformismo dei due. Ma il cibo accompagna anche la morte della nonna, nella sua grande abbuffata di dolci, sgargianti e bellissimi, simbolo dei piaceri della vita che non le sono stati concessi.
Ozpetek costruisce un film che palpita delle bellissime canzoni di Patty Pravo e Nina Zilli. Esemplare l’uso da contrappunto di Pensiero stupendo, che allude a un’ammucchiata, nel commentare la tensione latente tra Tommaso e Alba. Ma sceglie un’aria turca, della sua heimat, per accompagnare il ballo finale. Un momento onirico in cui si riconciliano gli opposti, i vivi e i morti, il presente e il passato, la realtà e i sogni.
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