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Messaggioda MarioBros » 30/12/2009, 14:51

MOON

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Genere: Fantascienza
Titolo originale: Moon
Nazione: Regno Unito
Anno produzione: 2009
Durata: 97'
Regia: Duncan Jones
Cast: Sam Rockwell, Kevin Spacey, Malcolm Stewart, Dominique McElligott, Kaya Scodelario, Benedict Wong, Matt Berry, Robin Chalk
Produzione: Liberty Films UK, Lunar Industries, Xingu Films
Distribuzione: Sony Pictures
Soggetto: Duncan Jones
Sceneggiatura: Nathan Parker

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ATTENZIONE :





L'Io nell'Altro
In un futuro abbastanza prossimo, la Terra dipende da una nuova ed ecologica fonte di energia, l'Elio-3, i cui giacimenti si trovano però al di sotto della superficie lunare. L'astronauta Sam Bell è l'uomo incaricato di gestire l'estrazione di questa preziosa risorsa: un lavoro solitario e alienante, che lo ha tenuto lontano da casa per tre anni, senza la possibilità di comunicare in diretta a causa di un guasto a un satellite. E la compagnia, pur premurosa ed efficiente, dell'intelligenza artificiale Gerty, non basta certo a colmare il vuoto degli affetti.
Ora, però, il suo contratto è in scadenza, e Sam presto potrà riabbracciare la moglie e conoscere la figlioletta, nata durante la missione. Ovviamente, non tutto si svolge come dovrebbe; Sam comincia infatti ad accusare un diffuso malessere fisico, e resta vittima di un incidente con il suo veicolo lunare. Risvegliatosi nella base, scopre di non essere più solo: un individuo in tutto e per tutto identico a lui, ma più giovane e impulsivo, sostiene di essere Sam Bell, e di avere appena cominciato il suo contratto triennale per l'estrazione dell'Elio-3...

La fantascienza che ci mancava
Magari sarà la Luna a evitare che l'umanità fagociti se stessa, ma di certo - sembra dirci il regista britannico Duncan Jones, figlio del cantante David Bowie - il nostro satellite non potrà salvarci dall'alienazione e dallo sfruttamento disumanizzante dell'uomo sull'uomo, o meglio, della multinazionale sull'uomo: considerate queste tematiche, non sarebbe stato assurdo se Moon fosse uscito una quarantina d'anni fa.
Ed è effettivamente un balzo nel passato quello che ci propone l'opera prima di Jones, un ritorno a un'epoca in cui la fantascienza non era necessariamente legata alle logiche commerciali dell'azione e dello spettacolo, ma sapeva privilegiare anche un approccio emotivo/contemplativo alla storia narrata, sfruttando così l'ampio spettro di opportunità espressive offerto dal genere. Tra Philip K. Dick e Arthur C. Clark, con l'occhio ai capolavori di Kubrick e Tarkovskij (ma senza la minima presunzione, ed evitando svolte di carattere metafisico), Moon racconta una vicenda di assoluta solitudine esistenziale, unita alla pressoché completa perdita dell'identità individuale; e se un individuo vede dissolversi i tratti che lo rendevano unico, che cosa gli resta? Douglas Jones ha una personalità riflessiva e malinconica, ma non nichilista: e infatti riconosce al suo sventurato eroe, Sam Bell, il valore delle idee, del pensiero e delle azioni, che insieme hanno il potere di stravolgere lo status quo, pur a costo di inevitabili sacrifici. Raro, negli ultimi due decenni, vedere al cinema una fantascienza di questo tipo.
Piacevolmente retrò è poi lo stile visivo, debitore dei grandi classici e legato a una tecnologia che non ha nulla di prodigioso né di stupefacente, con i suoi ingombranti macchinari e un'intelligenza artificiale - Gerty, doppiato in originale da Kevin Spacey - che simula le emozioni attraverso un semplice smile, e pur nella sua "povertà" estetica riesce a imporsi come la creatura artificiale meglio riuscita vista al cinema di recente. Nulla a che vedere con l'HAL 9000 di 2001 - Odissea nello spazio, si badi bene: il regista e lo sceneggiatore (Nathan Parker) sono attenti a scegliere le strade meno battute, al punto da svelare il mistero già a metà film - mossa molto intelligente - per poi concentrarsi sulla deriva psicologico-sentimentale del protagonista, complice la straordinaria, estenuante e sfaccettata performance dello splendido Sam Rockwell. Il tutto in virtù di uno script che, nella sua solida coerenza, non si azzarda a cambiare il ritmo e il tono della narrazione, e può persino concedersi un paio di passaggi vagamente affrettati.
Imperdibili gli effetti speciali vintage, con tanti modellini e poco digitale. Dopo Star Trek e District 9, e in attesa dei nuovi lavori di Cameron, Nolan e Niccol, la fantascienza sta finalmente tornando a livelli di pregio.
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