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Messaggioda MarioBros » 30/12/2009, 15:35

S. DARKO

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Genere: Fantascienza
Titolo originale: S.Darko
Nazione: Stati Uniti
Anno produzione: 2009
Durata: 103'
Regia: Chris Fisher
Cast: Daveigh Chase, Elizabeth Berkley, Briana Evigan, Justin Chatwin, Ed Westwick, James Lafferty
Produzione: Newmarket Capital Group, Silver Nitrate Films
Distribuzione: Mondo Home Entertainment
Sceneggiatura: Nathan Atkins

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ATTENZIONE :





"Certe volte vorrei cambiare posto con qualcuno"
La famiglia Darko, dopo la morte di Donnie, si sfascia e Samantha viene scagliata incontro al suo destino come una scheggia impazzita. Insieme all’amica Corey, finisce in una cittadina sperduta, dove la caduta di un meteorite stravolge l’ordine delle cose. Circondata da personaggi non proprio ordinari, riuscirà a scoprire cosa si nasconde dietro l’apparente normalità di Conejo Springs…

Leggero come un sasso, pesante come una piuma
Nonostante lo scetticismo iniziale che regnava in ognuno dei componenti del cast tecnico del film, dallo sceneggiatore Nathan Atkins al regista Chris Fisher (Dirty), il progetto S. Darko è venuto alla luce e porterà con sé una scia di scontenti.
L’errore principale in cui incappano Atkins e Fisher sta proprio nel voler aderire alla trama del primo fortunato capitolo di Richard Kelly: viene mantenuto l’impianto dei personaggi, con Donnie e le sue deambulazioni rivelatrici sostituiti da Samantha; così come resta centrale il tema dei bambini vittime di soprusi e abusi, spesso celati nell’indifferenza di un mondo adulto deviato e omertoso, ma l’effetto disvelatore, reso bene nel primo capitolo quando Donnie scopriva una rete di pedofilia attraverso un atto fuorilegge, non ha in questo sequel la stessa potenza e rimane uno dei tanti fatti strani che circondano Samantha. Le atmosfere inquietanti non mancano, e costruiscono uno dei pochissimi punti di forza nella realizzazione di questo film, ma certamente si eccede nell’uso d’immagini oniriche che sembrano solo dei rimandi all'originale Donnie Darko, e la cui efficacia si perde proprio nello scomodo paragone con il riuscitissimo precedente.
È questo, nella sostanza, il problema principale di S. Darko: la fortuna del primo e la necessità di confezionare una storia che non tradisca le attese di chi è rimasto colpito dalle sue atmosfere misteriose e dai suoi risvolti criptici. Missione fallita senza possibilità di ricorso in appello, perché tutti gli elementi proposti da Kelly per Donnie Darko trovavano una loro collocazione specifica all’interno dell’intreccio filmico e non solo: lo spettatore se le portava a casa dopo la visione, e per tutta la settimana seguente ancora cercava di trovare una spiegazione o una possibile interpretazione del perché Donnie avesse scelto di andare incontro a un destino triste, pur conoscendo il futuro alternativo fatto sì di successi e insuccessi, ma soprattutto fatto di vita. Tutto questo manca inesorabilmente nel film diretto da Fisher, e l’innesto di citazioni e rimandi (il libro di Roberta “Nonna Morte” Sparrow, La filosofia del viaggio nel tempo; il coniglio Frank, ormai svuotato di ogni senso e ricreato solo come ponte visivo col primo capitolo; l’aura delle intenzioni che esce dal corpo del sonnambulo, la stessa che guidava Donnie verso il suo destino di inconsapevole piromane, qui compare senza creare più alcuna sorpresa nello spettatore) risulta controproducente e ingabbia il film entro gli stessi limiti che invece dovrebbe superare.

Un coniglio in pessima forma…
La stessa teoria degli universi tangenti, così affascinante nel precedente capitolo – per cui un fattore esterno (in questo caso la caduta di un meteorite) possa essere l’elemento di partenza e apertura di uno sfasamento spazio-temporale che crea una serie di universi paralleli in cui poter indagare il proprio destino, uscendone tuttavia illesi e pronti a ricominciare tutto da principio – finisce per decadere e perdere d’interesse nel momento in cui non è più il protagonista (com'era stato per Donnie) a esserne oggetto esclusivo, ma uno qualunque dei personaggi (in S. Darko sarà Corey a re-indirizzare il proprio destino e quello di Samantha).
Anche le interpretazioni risentono della limitatezza di alcune scelte registiche. La protagonista, Daveigh Chase (era Samara in The Ring), veste nuovamente i panni di Samantha a sette anni di distanza dal primo Donnie Darko, ma rimane succube di una trama che la dipinge con tratti troppo contrastanti anche per un momento delicato qual è il passaggio all’età adulta: ribelle ma innocente, dolce ma senza scrupoli, inerme ma devastante. Jackson Rathbone (già in Twilight), nel ruolo di Jeremy, un ragazzo strano ed emarginato che trova modo di emergere grazie all’influsso del meteorite, è l’unico che riesca a dare un po’ di spessore al proprio personaggio, agevolato dalla trasformazione comportamentale che subisce nell’arco del film. Briana Evigan e Ed Westwick rimangono nel novero dei belli senz’anima, mostrando tutti i loro limiti a livello recitativo.
Per chi ha amato Donnie Darko e spera di trovare un sequel all’altezza, meglio rivedere il primo anche più volte e senza rimorsi. Un seguito che vorrebbe trovare l’originalità partendo da uno schema precostituito, ma finisce per essere troppo dipendente dagli elementi caratteristici del primo.
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